La palude del nostro scontento

Il movimento mediatico che si è creato attorno ai temi dell’assenteismo grazie all’episodio dei vigili di Roma avvenuto ai primi giorni dell’anno non sembra placarsi. Solo di ieri è la notizia che su un quotidiano nazionale sono state impegnate ben tre pagine per svolgere una inchiesta sull’assenteismo. Ma se riconosciamo con soddisfazione che finalmente certi temi, l’assenteismo , la medicina fiscale, il Polo Unico, sono all’attenzione dell’opinione pubblica, non ci nascondiamo che le cose non sono ancora risolte e i giochi non sono conclusi. Abbiamo infatti visto come  periodicamente ritornino le voci che si levano a difesa dello status quo, a difesa di dati di malattia nella Pubblica Amministrazione che francamente sono indifendibili. Queste voci minimizzano, anestetizzano: “Sopire, troncare” come direbbe il Manzoni. Ci dicono che non c’è da preoccuparsi, tutto è normale, tutto è regolare.  Ma non è così, purtroppo! Per questo abbiamo deciso di pubblicare man mano commentandoli i dati , gli ultimi che abbiamo, relativi ai certificati di malattia dei lavoratori pubblici e privati.  Essi confermano quanto già sappiamo, vale a dire l’esistenza di una differenza significativa nei pattern di malattia tra pubblico e privato.  Non è più tollerabile nell’Italia di oggi il mantenimento di posizioni che sanno di anacronistico privilegio: se una volta la differenza di trattamento economico tra lavoratori pubblici e privati era a favore dei privati, talchè una certa tolleranza verso comportamenti poco scrupolosi poteva avere una qualche ragion d’esser, ora con  l’uguaglianza retributiva tra pubblico e privato ( anzi in molti casi  il pubblico ora supera il privato)  il pubblico gode di troppe condizioni di privilegio per essere risparmiato dall’indignazione popolare e dal sentire comune.images-13 Perciò anche il Governo si è fatto portavoce e promotore di una giusta iniziativa di unificazione dei controlli di malattia: non si vede perché moltiplicare i centri di spesa e di controllo. Semplificare, razionalizzare: è imperativo per ridurre le spese di uno Stato pletorico e ridondante. Ma anche è necessario rendicontare: dobbiamo sapere dove vanno i nostri soldi e che risultati ottengono. Lo dobbiamo sapere in primis come cittadini e poi come medici fiscali. L’istituzione del Polo Unico ha questo significato e per questo è importante: segna una cesura tra passato e futuro. Nel futuro ci attendiamo trasparenza e rendicontazione (accountability): vogliamo sapere quanto costa il servizio di controllo sulle malattie, vogliamo sapere anno per anno di quanto scende l’abnorme percentuale di certificati di malattia del settore pubblico, vogliamo vedere e toccare con mano l’efficienza del servizio di Medicina Fiscale nei vari territori. Lo dobbiamo in primo luogo a noi stessi e alla nostra professionalità, troppe volte sminuita, ma lo dobbiamo anche  alla nostra gente, alla nostra dolce Italia, ai lavoratori onesti che si impegnano e si affannano anche per chi, non volendo lavorare, vive alle spalle e sulle spalle loro. Domani verrà portata in Commissione la discussione sul Polo Unico: consapevoli della possibilità che l’attenzione verso il Polo Unico possa scemare e di nuovo si torni nella palude del nostro scontento, scegliamo di pubblicare per il secondo giorno di fila il comunicato stampa che è stato mandato ieri a tutti i media e le agenzie.