Boeri e la riorganizzazione dell’INPS

Dal Corriere della Sera del 19 settembre 2016

Inps, duello tra Boeri e Cioffi

Consiglio di vigilanza ricorre al Tar

Lo scontro riguarda l’assetto di potere e la riorganizzazione targata Boeri, che fa decadere entro l’anno tutti gli incarichi da riassegnare dopo una selezione

  di Enrico Marro

Caos ai vertici dell’Inps. Il presidente, Tito Boeri, e il direttore generale, Massimo Cioffi, si fanno la guerra. Lo scontro riguarda l’assetto di potere e coinvolge anche il Consiglio di indirizzo e vigilanza, composto da rappresentanti dei sindacati e delle imprese, e il collegio dei sindaci. Tutti contrari alla riorganizzazione portata avanti da Boeri, accusato in sostanza di volersi arrogare poteri che le norme assegnano al direttore generale e al Civ. Della questione sono stati investiti i ministeri vigilanti (Lavoro ed Economia). Il Civ, inoltre, con una decisione senza precedenti, ricorrerà al Tar per chiedere l’annullamento del «Regolamento di organizzazione» varato dal presidente. A complicare la situazione è lo stato di fibrillazione di tutta la dirigenza Inps che, secondo la riorganizzazione targata Boeri, vedrebbe entro l’anno decadere tutti gli incarichi, che poi verrebbero riassegnati dopo una selezione delle candidature affidata a una commissione di tre esperti esterni appena nominata dallo stesso Boeri, anche qui in dissenso da Cioffi. Si rischia un contenzioso diffuso mentre secondo diversi dirigenti, membri del Civ e del collegio dei sindaci c’è un preoccupante calo delle performance dell’istituto. Parliamo di un ente che, dopo l’unificazione con Inpdap ed Enpals, gestisce le pensioni e le prestazioni assistenziali di tutti gli italiani e che ogni anno amministra spese superiori a 400 miliardi di euro (un quarto del prodotto interno lordo) e ha 29mila dipendenti.

Ma come si è arrivati a questo punto? Boeri, 58 anni, economista della Bocconi, diventa il 24 gennaio 2014 presidente dell’Inps, per volontà di Matteo Renzi, che gli affida il compito di rilanciare l’ente. Boeri sceglie, nel febbraio 2015, un direttore generale esterno, Massimo Cioffi, 55 anni, già responsabile del personale in Enel. I due lavorano senza problemi per un anno e mettono a punto «in pieno accordo» la riorganizzazione interna, che lo stesso Cioffi annuncia al Corriere il 23 gennaio 2016. Uno shock per i 48 direttori e i 450 dirigenti. Cioffi spiega che il piano ridurrà a 10 i direttori centrali «a mio riporto» mentre per tutti scatterà il ricambio: basta con i dirigenti a vita.

Passano però tre settimane e, il 17 febbraio, lo stesso Cioffi è costretto, sempre «in pieno accordo con il presidente», ad autosospendersi perché indagato dalla procura di Nocera per abuso d’ufficio nell’ambito di una vecchia ispezione Inps in Enel che aveva portato l’istituto a contestare mancati versamenti di contributi per 40 milioni di euro da parte del gruppo elettrico nel quale Cioffi era stato appunto capo del personale. Non c’era solo l’indagine a consigliare l’uscita dall’Inps, ma anche il palese conflitto d’interessi. Tanto è vero che tutti, a partire da Boeri, avevano interpretato l’autosospensione come l’anticamera delle dimissioni. Invece, passa meno di un mese e mezzo e, alla fine dello scorso marzo, Cioffi rientra nel suo ufficio. Da quel momento il rapporto con Boeri si rompe.

Il 30 giugno Boeri, con una sua Determinazione (la numero 89), vara un Regolamento di organizzazione che modifica l’assetto dei poteri interni, su diversi punti in modo difforme dalla proposta del direttore, in particolare prevedendo una posizione di supremazia del presidente nella scelta e gestione dei dirigenti. Su questo punto e su altri il Regolamento viene dichiarato illegittimo dal collegio dei sindaci in un «parere negativo» del 5 luglio. Il 27 luglio il Civ va oltre e all’unanimità chiede a Boeri di ritirare il provvedimento, minacciando in caso contrario il ricorso al Tar. Che è stato deciso proprio pochi giorni fa.

Ma Boeri va avanti. Il 28 luglio vara l’«Ordinamento delle Funzioni centrali e territoriali», che prevede, «entro il 31 dicembre 2016», la decadenza di tutti i dirigenti e l’apertura delle procedure di selezione per i nuovi incarichi. L’8 settembre il presidente nomina la commissione di tre esperti che dovrà esaminare le candidature e selezionare le rose di nomi da proporre per ciascun incarico. Cioffi avrebbe dovuto indicare uno dei tre esperti ma ha rinunciato e quindi tutti sono stati scelti da Boeri. Si tratta di Bruno Dente (Politecnico di Milano); Gianfranco D’Alessio (Roma tre) e Silvia Giannini, economista, già vicesindaco di Bologna. I malumori aumentano. Il segretario dei pensionati Cgil, Ivan Pedretti, definisce Boeri «inadatto a ricoprire questo ruolo». Infastidiscono il sindacato anche le ultime bordate dell’economista contro le ipotesi che Cgil, Cisl e Uil stanno discutendo col governo, dall’Ape (anticipo pensionistico) alla quattordicesima per le pensioni basse. Boeri, del resto, da molto tempo rappresenta una spina nel fianco del governo, continuamente criticato perché non accoglie le proposte dello stesso presidente dell’Inps in materia di pensioni e assistenza (dal ricalcolo contributivo al contrasto della povertà). Più d’uno, nel palazzone Inps dell’Eur, riservatamente, dice: «Se continua così si va dritti al commissariamento». Boeri ritiene indispensabile la riorganizzazione interna, rivendica il suo ruolo e ha messo in conto le resistenze dei dirigenti più refrattari ai cambiamenti. Di certo, anche il governo è responsabile della situazione, perché la riforma della governance, annunciata fin dal caso Mastrapasqua (2014), non è stata ancora fatta.

19 settembre 2016 (modifica il 19 settembre 2016 | 23:19)

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